QUARTIERE SABBIE (2023-2024)

 

Il quartiere prende nome dalla presenza storica di una piccola cava di sabbia, materiale utilizzato per l’attività edilizia. Proposto e progettato dallo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) sorge durante la prima espansione urbanistica avvenuta nel secondo dopoguerra e fu uno di primi quartieri popolari costruiti nell’allora prima periferia di Cremona, città provinciale del nord Italia.

Il disegno urbanistico è costituito da 18 blocchi edilizi, ciascuno di tre piani, dal carattere architettonico anonimo, di identiche dimensioni e volume disposti in linea parallela sull’asse nord-sud seguendo la teoria progettuale dell’asse eliotermico. Colpisce molto la mancanza di spazi di aggregazione e di servizi che nel corso del tempo ha inevitabilmente contribuito ad accrescerne il degrado.

Nonostante sia da decenni inglobato nel tessuto urbanistico consolidato della città, mantiene ancora oggi il proprio carattere di isola emarginata, di quartiere dormitorio e di esperimento sociale mai decollato, le macchine parcheggiate e i panni stesi dalle finestre sono l’unico segno della sfuggente presenza umana.

Un mondo a sé dove è difficile incontrare qualcuno e dove è palpabile la sensazione di un tempo sospeso e indefinito. Di recente è stato oggetto di interventi massicci di recupero e ristrutturazione ma ciò nonostante mantiene ancora oggi la sua anima indecifrabile, un manifesto dell’incompiuto i cui angoli mi ricordano i paesaggi urbani di Wim Wenders.


pubblicato in Fotografia dell'Architettura > link

The name of the neighborhood is likely due to the historical presence of a small sand quarry, exploited to provide construction activity material at that time.

Built during the town expansion that followed the Second World War period, it became one of the first working-class neighborhood in the near outskirts of Cremona, a small town in Northern Italy.

The town planning scheme consists of 18 blocks – three storey each – anonymous in style, identical in dimensions and volumes, set out side by side parallelly along the north-south axis (the solar thermal axis).

There is a most evident lack of collective spaces and services, a deficiency wich has caused an increasing decay and dismalness in years.

The neighborhood has been incorporated into the fabric of the city for decades, yet it still maintains its peculiar trait of a place apart, of a dormitory town, as well as the feature of a social experiment that never really took off. Parked cars, hung out clothes, are the few signs of some evasive human presence.

A world apart then, where you will hardly come across a person and where you can feel the tangible sensation of an indefinite, suspended time.

This area has recently undergone massive renovation and reclaiming projects; nonetheless it still keeps its impenetrable essence, a persevering manifesto of the Unfinished.